Beyond the glass
3 Novembre 2020

Durante il lockdown, ho deciso di raccontare lo stato di isolamento delle persone nella città di Milano dai giorni più drammatici al ritorno alla normalità.

Ho trovato nel vetro un simbolo, un elemento grafico e fisico di questo isolamento.

Il vetro riduce i rumori, i suoni, ci permette quindi di isolarci non solo in senso fisico ma anche emotivo e mentale.

Le persone che ho fotografato sono diverse, di diverse professioni, di diversa popolarità, ma vivono tutte a Milano. Mi sono limitato alla città di Milano perchè mi ha accolto.

Di questa città non avevo mai percepito un senso di comunità così ampio che paradossalmente si è espresso nel momento di più grande tensione e difficoltà.

Ogni volta che ritraevo i miei soggetti, ho provato la stessa sensazione, un’apertura del cuore ed una delicatezza d’animo sorprendenti e commoventi. Come se questo virus avesse spazzato via tutte le sovrastrutture che la società fino a ieri ci portava ad avere.

Molto spesso mi è stato detto che ero la prima persona che vedevano dopo due mesi di quarantena, prima dei compagni di vita o amici. Mi sono emozionato ogni volta che sentivo questa frase. Questa frase mi ha fatto capire quanto per le persone sia importante dare una propria testimonianza per la società, quanto sia importante per loro esprimere le loro emozioni in un momento come questo.

Ho voluto scattare velocemente, senza costruirmi set e senza l’ausilio di tecnica fotografica rilevante perchè volevo che la reazione delle persone scelte fosse istintiva, con meno filtri possibili legati alla preparazione del servizio fotografico.

La scelta della sobrietà tecnica è stata anche dettata da un desiderio di avvicinarmi il più possibile all’approssimazione visiva dell’occhio umano guardando attraverso la barriera del vetro.

Sorprendentemente, a livello visivo, il vetro non ha avuto una funzione negativa ma ha associato la realtà di fronte a me con quella alle mie spalle. Questo ha creato riflessi, luci e specchiature impreviste, creando un’estetica inaspettata.

Il vetro mi ha permesso di farmi vivere quello che gli occhi delle persone fotografate hanno osservato e vissuto in questo isolamento dalla realtà.

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