The Elizabeth’s Kingdom
25 giugno 2018

Elisabetta works with iron. She creates her works of art by welding, shaping and loving iron. She does this in her realm, a warehouse she shares with her father and elder brother, who are building contractors. When she’s working in the semi-darkness her beloved Toulouse geese, which live in the large garden together with rabbits and hens, come and keep her company. The works that she creates do not quote history, do not describe our era, nor do they wish to overturn social, moral or political order.

Hers are works which have no earthly inspiration, but rather they visually express the cosmos. Elisabetta’s universe. Where the boundary between personal reflection and universal reflection is fluid, intangible: and it is precisely this ever-changing magma that is the driving force of her creative inspiration.

The iron is her language. The flame of the blowtorch is the tool that merges her inner world with the universe. Her sculptures are cellular, moulded to separate solid matter. What she captures is precisely the paradox of these shapes, so solid and heavy in reality, yet so ethereal and subtle in their expression.

Through paradoxes, symmetries and asymmetries, composition and decomposition, solids and voids, this is artistic research striving for a final conclusion: the connection between the personal and the universal dimensions.

Her blowtorch dazzles and the darkness of her mask protects her: through her art, Elisabetta explores infinite worlds of light and shadow, both real and metaphorical, in an attempt to find the essence of life and, even more, of the universe.

Elisabetta lavora il ferro. Crea opere saldando, modellando ed amando il ferro.
Lo fa nel suo regno, un capannone che divide con suo padre e suo fratello maggiore, imprenditori edili.
Quando lavora vengono a trovarla nella penombra le sue amate oche di Tolosa che, insieme a conigli e galline, vivono nel grande giardino.
Le opere che crea non citano la storia, non descrivono la nostra epoca, né vogliono sovvertire ordini sociali, morali o politici.

Sono opere che non hanno ispirazione terrestre, ma esprimono visivamente il cosmo. Il cosmo di Elisabetta. Dove il confine tra la riflessione personale e quella universale è fluido, impalpabile: ed è proprio il suo magma mutevole il motore dell’idea creativa.

Il ferro è il linguaggio. Il fuoco della fiamma ossidrica è lo strumento che fonde l’interiore e l’universale.

Le sculture sono cellulari, plasmate per scorporare la materia solida. Quello che cattura è proprio il paradosso di queste forme, tanto solide e pesanti nella realtà, quanto eteree e rarefatte nella loro espressione.

Ma attraverso paradossi, simmetrie ed asimmetrie, composizioni e scomposizioni, pieni e vuoti, è una ricerca artistica che tende a una sintesi finale: quella tra la dimensione personale ed universale.
La sua fiamma ossidrica abbaglia e l’oscurità della sua maschera la protegge: Elisabetta esplora con la sua arte infiniti mondi di luce e di ombra, reali e metaforici, alla ricerca dell’essenza della vita e ancor più dell’universo.

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